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Salvini: il populista popolare

In un’epoca in cui la politica sembra possa esprimersi solo attraverso chiassose arene televisive o gli asettici interventi sui media digitali l’occasione di poter ascoltare di persona il Ministro dell’Interno pare piuttosto remota. Se poi questi è anche Vice Presidente del Consiglio e segretario di uno dei due partiti che guidano il governo la cosa potrebbe sembrare davvero difficile. Evidentemente non la pensa così il ministro in questione, Matteo Salvini, che il 23 Settembre in occasione di una manifestazione della Lega a Pradamano, in provincia di Udine, si è messo a disposizione degli elettori fermandosi con tutta calma dopo il comizio a farsi i “selfie” con i più giovani e finendo poi a mangiar polenta con i militanti del suo partito.

L’occasione di ascoltare il segretario leghista dal vivo si presta anche ad un ascolto più attento, curioso, critico: per cercare di capire se il populismo della così detta Terza Repubblica sia solo affabulazione qualunquista e se i suoi campioni siano solo bravi imbonitori capaci di soffiare sul fuoco dell’insoddisfazione in tempi di crisi, approfittando della paura delle tante persone che non si sentono più rappresentate dalla politica. Continua a leggere

Steve Jobs: il film inutile

“Steve Jobs” è un film bruttissimo. Tanto per chiarire.

Deludenti gli attori: sempre sopra le righe, sempre in affanno a tener dietro alla velocità logorroica delle battute.

Il non-Steve-Jobs Michael Fassbender

Partiamo da Michael Fassbender (300, Bastardi senza gloria), il punto fondamentale è che non è Steve Jobs, non gli somiglia neanche un po’: resta sempre così dannatamente “biondo con gli occhi azzurri”, non riesce nemmeno di imitarne le movenze. Pretendere che tutto sia ciò superabile, che questo non interrompa drammaticamente il realismo e il coinvolgimento dello spettatore quando questi è chi ha seguito l’avventura umana del fondatore della Apple, la sua carriera, la sua immagine pubblica, persino arrivando a vederlo di persona è forse davvero troppo.  Inoltre il pur bravo attore qui (complice anche il regista) è sempre fuori parte, sempre incerto, sempre a strabuzzare gli occhi.
Tanto valeva mangiar pesci vivi come Di Caprio in “Revenant” per fare “la cosa da attore che punta all’Oscar”. Continua a leggere

Steve Jobs non è Steve Jobs!

stevej-234x300Aspettiamo tutti con grande curiosità l’uscita della trasposizione cinematografica della biografia di Steve Jobs: il film ufficiale, con la sceneggiatura tratta dalla biografia ufficiale, quella scritta da Walter Isaacson. Uscirà a gennaio e avrà il compito, tra l’altro, di far dimenticare tutte le pessime cose del genere uscite prima. Avrebbe.

Perchè il film, con cast stellare, produzione stellare, sceneggiatore stellare (lo stesso Aaron Sorkin che ha sceneggiato la vita di Zuckerberg in The Social Network), si presenta subito con qualcosa di difficile, molto difficile, da digerire.

Steve Jobs non è Steve Jobs.

Il ruolo principale è interprato dal pur bravissimo Michael Fassbender che però non assomiglia per nulla a Steve! E non parliamo di una dissomiglianza riducibile grazie al trucco o ad effetti speciali. Anche dai primi triler si capisce chiaramente che non è, non può essere Steve.

Pretendere che il tutto sia ciò superabile, che questo non interrompa drammaticamente il realismo e il coinvolgimento dello spettatore quando questi è chi, come noi ha seguito l’avventura umana del fondatore della Apple, la sua carriera, la sua immagine pubblica, persino arrivando a conoscerlo di persona è forse davvero troppo.

Sospendiamo il giudizio in attesa di essere smentiti dalla visione completa del film ma Steve Jobs per noi era qualcuno di troppo speciale perchè ci si possa dimenticare il suo viso

 

La Grande Bellezza

LGB

Amo il cinema, non sono un cinefilo colto, non ho studiato, m’interessa poco, normalmente, mettere troppa scienza in qualcosa che deve emozionare.

E’ come per il vino: non “sono studiato” da somelier, non riesco a trovarci “fragoline di bosco”, nel vino. Ma normalmente se il vino è buono mi piace. Non so perché, forse il gusto si fa con poca esperienza e tanto ragionamento, con intelligenza e libertà emotiva, non so. Se un vino è buono mi piace, e so anche spiegar perché, in qualche modo, pur senza le fragoline…

Così per il cinema: mi piace, se un film è bello normalmente mi piace. Non sono uno di quelli che “La Corazzata Potemkin…”, per intenderci. Mi piace il cinema italiano, francese, inglese. Mi piace il cinema americano, che spesso è banale perché di quello passa, tra tanto, da noi. Ma dove ci sono professionisti c’è qualità, tanto per cominciare. Mi piace anche il cinema tedesco, scandinavo e quello giapponese, mi gusta pure quello cinese e coreano. Mi piace tutto il cinema, quando dice qualcosa. E mi piace di più quando lo dice bene.

Ho visto La Grande Bellezza a casa. In poltrona, in alta definizione, ad alto volume, tutto d’un fiato, senza interruzioni. E m’è piaciuto, m’è piaciuto molto! Continua a leggere

Robert Bork o dell’irriducibile fedeltà al vero

Robert Bork

Robert Bork

Me ne approprio “irriducibilmente”, fosse anche solo per il titolo, su segnalazione del grande @SimoneBressan, come in The Right Nation, dalla Nuova Bussola Quotidiana 

di Marco Respinti

Robert Bork è morto il 19 dicembre all’età di 85 anni ad Arlington, in Virginia, ma alla memoria di chi ha amore per la verità non mancherà mai.
Robert Heron Bork era nato il 1° marzo 1927 a Pittsburgh, in Pennsylvania, è stato giudice combattivo ed eminente giusperito, e i suoi nemici lo hanno odiato al punto di coniare per lui un neologismo, il verbo “to be borked”, ovvero vedersi precludere incarichi di prestigio per via mediatico-democratica. Continua a leggere

Spade saranno sguainate

Aristotele

Aristotele

5 secoli di Riforma Protestante hanno eroso la nostra capacità di sapere davvero, al punto che ormai sembra non resti più traccia del povero Aristotele e della sua consapevolezza che la realtà esiste, che è oggettiva, che è razionalmente conoscibile e che il mondo non è la proiezione dell’ego smisurato di ciascuno.
La dittatura del relativismo va combattuta con pazienza e determinazione: il buon senso va difeso dalla banalità soggettiva e massificata.

Del resto lo aveva previsto Chesterton:

Spade saranno sguainate
per dimostrare che le foglie sono verdi d’estate

L’economia non è business

economiaTrovo e riporto, citando la fonte. Tanto per capire le cause della feroce aggressione mediatica al Papa (a mezzo manipolazione del suo discorso originale) avvenuta da quasi tutta la stampa “che conta” a proposito delle unioni omosessuali. Come sempre il vero obiettivo era nascondere la denuncia del Papa sulla natura ideologica dei rapporti economici che sempre più “manipolano” la nostra società. – Millastro

Di Antonio Sanfrancesco

In partibus infidelium, verrebbe quasi da dire. Sul Financial Times, la bibbia della finanza internazionale, Papa Benedetto XVI, accogliendo un invito “insolito” rivoltogli dall’autorevole quotidiano della City, ha pubblicato giovedì 20 dicembre una lunga riflessione sul Natale. Continua a leggere

Abbiamo perso la guerra. E ora?

Truppe imperiali in una città italiana durante la Grande Guerra.

Truppe imperiali in una città italiana durante la Grande Guerra.

Lo scrivevo esattamente un anno fa, citando un articolo che avevo trovato per caso sulla rete.

Lo ripeto. Abbiamo perso la guerra. Punto.

La Germania, con il perfetto Blitzkrieg della vendita in botto di tutti i nostri titoli di stato ( Deutsche Bank, luglio 2011, Btp per 7 miliardi) ha violato un patto di non belligeranza economica europea e, approfittando della nostra debolezza (nostra e per colpa nostra) ci ha sconfitti senza condizioni.

Punto e a capo.

Ora la classe dirigente ha due alternative: una è vendersi al nemico consegnandogli le spoglie (nostre) della nostra economia (svendita di Finmeccanica, ENI e bricioline) e rimanere “classe semidirigente privilegiata”, l’altra è cercare di rimanere a difendere i cittadini dalle truppe (economiche) di occupazione, condividendone se non i disagi almeno i rischi.

Del primo plotone fanno parte gli europeisti “senza se e senza ma”, la casta (quella vera), i giornalisti e, ovviamente, “certa” la magistratura.
Del secondo plotone non si vedono tracce: emergeranno (forse) dall’Armata Brancaleone di quelli che non hanno ancora capito o deciso come fare…

Vae victis!